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Be Human, Be Green - Convegno Nazionale


La sostenibilità al centro dell'Assemblea Nazionale ENGIM - 9 - 12 luglio presso il Collegio  degli Artigianelli di Torino.

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Ripensare al futuro in modo sostenibile.
Questo sarà il tema principale della prossima Assemblea Nazionale di ENGIM alla quale parteciperanno tutti i direttori e responsabili di tutte le sedi ENGIM di Italia, dal 9 al 12 luglio presso il Collegio degli Artigianelli di Torino.

Un momento per fermarsi, riflettere sulla formazione professionale e sul futuro, così come invita a fare il Presidente don Antonio Teodoro Lucente.

I temi dell’Assemblea Nazionale Engim 

Be Human, Be Green

Al centro della 4 giorni piemontese ci sarà il tema della sostenibilità intesa come equilibrio nell’uso delle risorse naturali e dell’approccio alle persone.
Una riflessione che accompagna l'ultima Enciclica di Papa Francesco, il Laudato Si.

L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale.

Un approccio ecologico che diventa sempre più un’emergenza sociale, quindi, che deve inserire il tema della giustizia nelle discussioni sull’ambiente, "per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri."

Be Human, Be Green non è uno slogan: deve essere la buona pratica dell’agire consapevole dove l'ecologia integrale diventa il nuovo paradigma di giustizia affinchè la natura non sia solo una cornice della vita umana, ma il suo cuore pulsante.

Una nuova visione, quindi, che deve essere considerata come imprescindibile nelle politiche di sviluppo delle organizzazioni come ENGIM.

Gli appuntamenti del Convegno Nazionale

Scarica l'Agenda del Convegno Nazionale ENGIM

Be Human, Be Green - Convegno Nazionale
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    Le parole dell'inclusione

    ENGIM VENETO da tempo è impegnato nella promozione della cultura dell’inclusione attraverso la predisposizione di contesti inclusivi, luoghi in cui si presti attenzione alle diversità ovvero alle unicità delle persone. Luoghi nei quali ogni singolo componente trovi le condizioni per dare il meglio di sé, non solo attraverso la valorizzazione dei propri punti di forza, ma anche attraverso la pratica di virtù quali la gentilezza, la creatività, il coraggio e la gratitudine. Una delle evidenze di questo impegno è certamente il linguaggio che utilizziamo, testimone del nostro modo di rappresentare e concepire la realtà che ci circonda. E' importante, quindi, che anche dalla scelta della parole che utilizziamo nella nostra azione quotidiana emerga la nostra adesione a questi riferimenti valoriali. La costruzione di un contesto inclusivo richiede il ricorso ad un linguaggio che faccia riferimento ai modelli concettuali maggiormente accreditati e a quanto sostenuto dagli organismi internazionali a cui anche il nostro Paese fa riferimento, come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Comunità Europea. Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l’offesa. Alcune espressioni vengono considerate ‘altamente stigmatizzanti’, come ad esempio ‘disabili’, ‘invalidi’, ‘handicappati’, ‘paraplegici’, ‘dislessici’, ‘autistici’, in quanto fanno coincidere l’essere umano con uno degli attributi che lo/la caratterizza, mentre la presenza di una disabilità è solo una parte della vita delle persone. L’espressione ‘diversamente abile’, oltre ad essere considerata anch’essa stigmatizzante, è scorretta da un punto di vista scientifico e satura di un perbenismo di facciata e di politically correct che, nel migliore dei casi, favorisce pietismo e paternalismo. Tutte le persone di fatto sono diversamente abili: tutte sono riunibili all’interno della cosiddetta distribuzione gaussiana, o curva degli errori, e qualsiasi gruppo, a prescindere dal tratto o dalla dimensione considerata, manifesta variabilità interindividuali. Analogamente, espressioni quali ‘soffre di’, ‘è affetto da’, ‘è portatore di’, vengono considerate inadeguate in quanto implicherebbero il convincimento che ‘il luogo’ nel quale le disabilità si situerebbero è nell’individuo, il quale o la quale, quasi automaticamente, verrebbe ritenuto ‘malato’ o ‘malata’, ‘sofferente’ e ‘vittima’. I modelli concettuali più accreditati oggi in materia di inclusione, e per quanto riguarda nello specifico la disabilità, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell’Onu, sottoscritta anche dall’Italia, ci invitano a dare attenzione e valore alle persone, agli esseri umani, in primis, aggiungendo, se necessario, l’attributo che si desidera considerare e che caratterizza solo parte della loro vita. Alcuni esempi di linguaggio inclusivo: Marco Rossi, ovvero il nome e il cognome della persona Abha Kumar, ovvero il nome e il cognome della persona Persona con disabilità Persona con disabilità uditiva Persona con disabilità visiva Persona con autismo Persona con la Sindrome di Down Persona con disabilità motorie Persona con storia di tossicodipendenza Persona con una storia di migrazione Persona con dislessia Studente e/o studentessa con difficoltà di apprendimento Studente e/o studentessa con difficoltà linguistiche Lavoratrice e/o lavoratore con invalidità #primalepersone

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    La qualità dell’inclusione scolastica e sociale.

    ENGIM Veneto partecipa al 12 Convegno internazionale del Centro Studi Erickson per parlare di Buona scuola e di nuovi linguaggi per una cultura inclusiva. Un'occasione di confronto sui grandi cambiamenti che caratterizzano scuola e società tenutosi a Rimini lo scorso 15,16 e 17 Novembre 2019 L’intervento della dott.ssa Rigo si concentra sull’urgenza delle società occidentali a forte rischio di crisi sociale di far fronte alla complessità economica sociale ed ambientale, con azioni che promuovono l'attenzione alla biodiversità, allo sviluppo sostenibile, al pluralismo, all’intercultura, alla solidarietà, alla cooperazione educativa, alla ‘co-costruzione di storie, eventi e contesti’. In questo scenario prende una rilevanza particolare l'attenzione agli aspetti legati alla comunicazione e diffusione della cultura, che richiede necessariamente l'utilizzo di linguaggi e modalità contemporanei e attenti ai segni dei tempi (era 5.0). Una cultura inclusiva necessita della capacità di riconoscere le barriere presenti nei contesti, che vanno ben oltre quelle architettoniche, e si nascondono nel linguaggio, nelle abitudini, nei pregiudizi sociali, nelle scelte politiche; necessita della capacità di inventare nuovi supporti e facilitatori alla partecipazione sociale. Promuovere quindi una cultura inclusiva implica operare in ogni contesto sociale al fine di ridurre gli ostacoli creati da ciò che si fa e si dice, comprese le azioni attuate a livello di comunicazione. Il workshop ha avuto lo scopo di esplorare i nuovi linguaggi per l’inclusione analizzando i diversi linguaggi: visivo, verbale, culturale. La dott.ssa Marta Rigo ha analizzato alcune campagne video di promozione della cultura dell'inclusione nazionali ed internazionali e le diverse modalità di comunicazione scelte. Sono stati presentati progetti nati con l'intento di diffondere e promuovere la cultura dell'inclusione attraverso l'uso di linguaggi contemporanei nel contesto italiano e approfonditi i "people first language" come linguaggio che promuove la cultura dell’inclusione. I modelli concettuali più accreditati oggi in materia di inclusione e nello specifico sulla disabilità, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell’Onu, sottoscritta anche dall’Italia, invitano a dare attenzione e valore alle persone, agli esseri umani, in primis, aggiungendo, se necessario, l’attributo che si desidera considerare e che caratterizza solo parte della loro vita ( persona con disabilità, persona con sindrome di Down, … ). Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l’offesa. L’analisi di alcuni articoli e blog nazionali hanno evidenziato come “i toni della narrazione prevalenti nei blog sono volti ad attirare l’attenzione dei lettori attraverso quelli che possono essere considerati ‘incidenti critici’ delle persone con vulnerabilità, eventi eccezionali, o che non appartengono alla vita quotidiana, quasi a sottolineare l’aspetto ‘spettacolare e straordinario’, ‘fuori dall’ordinario’ della disabilità e dell’inclusione" * Questa ricerca sottolinea la necessità ancora forte di promuovere strategie comunicative per l'inclusione. la cultura dell’inclusione passa dall’uso delle parole più corrette. Ci si è infine interrogati su quali siano i termini da promuovere per una maggior cultura dell’inclusione: Unicità: a noi piacerebbe che venisse utilizzata molto più frequentemente, e spesso al posto di espressioni come ‘diverso’, ‘eccezionale’, ‘speciale’, in quanto rappresenta la massima sottolineatura dell’importanza, del rispetto e dell’insostituibilità di ogni singola persona in quanto, appunto, unica, originale e irripetibile. 

 Essere e considerarsi unici significa affermare che ha poco senso parlare di diversità, pensare a come ‘misurare’ e classificare le persone, come farle rientrare in questa o quella categoria. Se salta la possibilità del confronto, la necessità di individuare di volta in volta i diversi o i più diversi, salta anche l’idea dell’esistenza di persone da inserire, da integrare, da ospitare, da accogliere e si farà probabilmente più strada l’idea di contesti e ambienti comuni per tutti e, pertanto, strutturalmente inclusivi e votati alla personalizzazione del modo di concepire e trattare ogni persona. Reciprocità: Teniamo molto al costrutto della reciprocità in quanto, in sua assenza, i rapporti si strutturano in termini di potere, di dominanza, di sottomissione, ostacolando di fatto la comparsa di quell’interdipendenza che costituisce il focus stesso dell’inclusione.
 Complessità: essa innanzitutto ci invita a resistere alla tentazione di ancorarci a visioni semplicistiche e riduttive soprattutto quando siamo chiamati a confrontarci con tematiche che comportano la ricerca di spiegazioni e soluzioni che hanno a che fare con il benessere presente e futuro delle persone.
 Condivisione che oltre a suggerire la necessità di mettere in comune i nostri saperi, i nostri linguaggi e le nostre metodologie di analisi e di progettazione della realtà ci fa sorgere il desiderio che sia possibile mettere in comune anche dell’altro, proponendo l’idea della compartecipazione, la sharing economy, il mettere in comune.
 Unicità, reciprocità, complessità, condivisione: sono parole che rinviano certamente a costrutti impegnativi come, d’altra parte, è impegnativa l’inclusione senza se e senza ma.

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    I Nuovi Laboratori Guidati ENGIM a Thiene

    Il 9 novembre 2019, ENGIM Veneto ha inaugurato presso la Scuola di Formazione Professionale “S. Gaetano” di Thiene (VI) due nuovi laboratori guidati, per l’inclusione di circa 70 alunne e alunni con fragilità, le cui attività di formazione si svilupperanno in sinergia con aziende locali e l’impresa sociale “I bambini delle fate”. Il laboratorio L'Officina del Buono si occuperà dell'inserimento dei giovani nei settori panetteria e pasticceria, promuovendo esperienze di apprendimento in un contesto reale, lavoro di gruppo e attenzione agli altri in un contesto collaborativo e non competitivo, con l’obiettivo di creare le basi affinché gli studenti possano poi trovare impiego all’interno del settore alimentare (negozi, agriturismi, banconi di gastronomia nei supermercati). Il laboratorio L’officina del Bello sarà uno spazio di creatività dove i ragazzi potranno misurarsi nel recupero e restauro di materiali da rigenerare, creando oggettistica e complementi d'arredo da mettere in vendita al pubblico con offerta libera con un vasto ventaglio di oggetti che vanno dai piccoli biglietti augurali fino alle vecchie sedie. Obiettivo dei nuovi laboratori di ENGIM Veneto Thiene è creare un ponte tra scuola e lavoro rivolto alle persone con disabilità, per promuovere sempre più la cultura dell’inclusione sociale.  Nei laboratori infatti modo di vedere realizzato  il Sogno di Inclusione e Appartenenza che ogni giorno Engim costruisce assieme a molte aziende del territorio.

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    La scuola che nello zaino oltre ai libri...ti prepara al lavoro!

    I percorsi scolastici delle scuole professionali sono versatili e, oltre all’ingresso in azienda dopo i primi 3 anni di studio, consentono di proseguire con il 4° anno per conseguire diplomi professionali e di continuare gli studi con il 5° anno di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore per conseguire il Certificato di Specializzazione Tecnica da spendere in azienda, nella libera professione o per accedere all’università. In questo modo, la strada per l’accesso al mondo professionale si adatta alle necessità, capacità e attitudini di ciascuno. I nostri percorsi formativi, il cui monte ore complessivo negli anni dal primo al quarto non cambia (990 ore all’anno), sono costruiti in modo che il numero di ore di insegnamento dedicate alla teoria si riducano nel corso degli anni scolastici lasciando il posto alla pratica e dal secondo anno agli stage presso le aziende partner. Nelle giornate dedicate agli Open Day, apriamo non solo le porte delle scuole, con aule e laboratori a disposizione dei ragazzi e organizziamo anche dei mini stage dare a tutti l’opportunità di provare la professione che stanno scegliendo. I nostri percorsi sono realizzati in collaborazione con numerose aziende del territorio proprio perché l’intento è di assicurare ai nostri studenti periodi di formazione in azienda fin dal percorso scolastico. Dall’anno formativo 2019/2020, inoltre, è attivo il Progetto Erasmus che consente a 20 ragazzi o ragazze delle nostre scuole professionali di svolgere l’attività formativa in uno dei paesi europei aderenti all’iniziativa. Un’esperienza scolastica all’estero, oltre alla conoscenza profonda di una lingua straniera, arricchisce gli studenti di una serie di competenze legate alla flessibilità e all’adattabilità oltre che all’autonomia e all’intraprendenza che fanno parte di un bagaglio di valore spendibile nel mondo del lavoro. Queste, come altre competenze non necessariamente legate ad un settore o ambito professionale specifico, sono quelle abilità che le scuole professionali Engim puntano a trasmettere ai ragazzi, andando oltre i programmi dei singoli corsi, formando quindi individui completi e preparati sotto tutti i punti di vista per il mondo del lavoro. La scelta di una scuola di formazione è il primo passo per costruire il proprio futuro, ma non sempre scegliere il percorso più adatto è facile o scontato. Per questa ragione abbiamo voluto mettere a disposizione dei colloqui gratuiti di orientamento per i ragazzi, perché il primo passo nel futuro sia fatto nella direzione giusta.

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    Open Day: l’importanza di partecipare

    Una giornata a porte aperte per conoscere il futuro professionale che ti aspetta Partecipa all’Open Day organizzato dalle scuole di formazione professionale di Engim e scopri come diventare quello che vuoi essere da grande! Una giornata svelata in un acronimo, che è come dire l’Open Day spiegato in una sigla. Organizzati e tieniti libero per il giorno delle porte aperte della scuola ENGIM nella tua città Prendi parte agli eventi programmati dalla scuola che più ti interessa E non dimenticare di curiosare tra laboratori e aule. Navigherai tra i programmi dei corsi ancora meglio che sul web! Di scuole ce ne sono tante, scopri perché scegliere questa, A proposito, fai tutte le domande che vuoi, è proprio il momento giusto. Yoga? Spiacenti, quella ancora non c’è nei nostri corsi. E se ancora non ti abbiamo convinto, Non smettere di informarti, se non hai trovato quello che cerchi, Gironzola per la scuola ancora un po’ e ti imbatterai sicuramente nelle informazioni desiderate. Impara oggi quello che potrai essere domani! Mica male come Open Day, non trovi? In una giornata avrai tra le mani il tuo futuro, è un’occasione da non lasciarsi scappare. Nelle 10 sedi di tutto il Veneto Engim ti aspetta per una giornata a porte aperte per conoscere tutti i dettagli delle opportunità di formazione offerti dalle diverse scuole.

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    Il laboratorio formativo LIFT

    Il laboratorio formativo LIFT per un Scuola che cresce attraverso il lavoro LIFT (Laboratorio impresa Formativa Territoriale) è il modello di placement ideato da ENGIM Veneto - Scaligera Formazione per avvicinare i ragazzi al lavoro reale. Il progetto, reso possibile anche grazie al supporto dalla Fondazione Cariverona, rappresenta un’assoluta novità nell’ambito dei servizi offerti dall’ente e permette ai giovani, fuoriusciti dai percorsi triennali o quadriennali di meccanica e carrozzeria, di completare la propria formazione lavorando per davvero. I ragazzi offrono servizi di rigenerazione sui mezzi usati che le aziende, partner del progetto, mettono a disposizione. Sotto la guida di un formatore tecnico, eseguono piccoli interventi di carrozzeria, sanificazione e lucidatura delle auto. La partnership con il territorio Non è solo la formula del fare formazione lavorando l’elemento vincente del progetto LIFT. Il suo valore aggiunto è la capacità di coinvolgere il territorio ed in particolare le imprese in una logica di responsabilità sociale. Le aziende infatti, oltre a portare i mezzi da riparare, vengono coinvolte come “formatrici” , offrendo qualche ora del proprio tempo per trasmettere ai ragazzi competenze altamente specialistiche. Perchè fare formazione attraverso il lavoro? Portare le imprese nella scuola e coglierne i reali bisogni, fa crescere il sistema della formazione professionale ed agevola l’inserimento lavorativo degli studenti. Le aziende hanno infatti l’opportunità di contribuire alla formazione degli ragazzi secondo le loro reali necessità e la scuola può cogliere spunti fondamentali per adeguare la propria offerta formativa e renderla veramente in linea con le esigenze del mercato. Il modello LIFT permette inoltre all’ente di definire nuove figure professionali, come quella del manager che cura le relazioni con la clientela e quella del tecnico formatore, che segue i giovani come un docente e al contempo deve far sì che i lavori svolti rispettino i tempi e offrano la qualità che il cliente desidera. LIFT ha l’ambizione, con gli opportuni correttivi, di candidarsi a diventare un modello operativo da adottare nelle diverse Scuole e nei diversi settori per mostrare che la Scuola può diventare davvero un luogo in cui gli attori territoriali convergono in una logica di comunità educante.

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