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Le soft skills che non sapevamo di avere (nella tastiera del cellulare)


ovvero una guida emoji alle competenze trasversali che il mondo del lavoro richiede

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Sono in tanti ad aver provato a stilare un elenco di queste famigerate soft skills, cioè di quelle competenze che favoriscono la riuscita di un individuo nel mondo professionale. Alma Laurea, per esempio, ne individua una dozzina, definendole quelle capacità caratteristiche di ciascuno che sono importanti per la riuscita professionale a prescindere dal settore specifico in cui si lavora.

Si tratta di doti individuali, ma anche di capacità relazionali che permettono non solo di dimostrare la singolarità e specificità delle proprie competenze, ma anche di valorizzare l’ambiente in cui ci si trova ad interagire per conseguire un obiettivo comune.

Per renderle più esplicite, abbiamo provato a spiegare le soft skills in un linguaggio immediato, diretto e… visuale!

Soft-skill e competenze trasversali: la guida ENGIM

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Precisione e attenzione ai dettagli

Il fatto di saper gestire con attenzione, rigore e perizia ciascun compito assegnato costituisce un ottimo punto di partenza in vista del risultato finale che si vuole raggiungere.


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Capacità comunicativa

Purtroppo non è sufficiente avere una buona idea, se non si è in grado di comunicarla in modo chiaro ed efficace ai propri interlocutori. E non bisogna neanche dimenticare che la comunicazione è fatta soprattutto di ascolto e confronto, altrimenti si tratterebbe di un monologo ๐ŸŽญ.


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Resistenza allo stress

Saper gestire in maniera positiva situazioni difficili senza perdere il controllo e riuscire a mantenere la lucidità anche nei momenti più complicati e problematici è una capacità che consente di non perdere di vista l’obiettivo finale.


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Team work

La strada giusta per ottenere un grande risultato può essere più breve, oltre che più dinamica e divertente, se ci si confronta e si collabora con altri a favore di un bene comune. Evitare quindi di essere indifferenti agli stimoli provenienti dall’esterno ๐Ÿ™ˆ + ๐Ÿ™‰ + ๐Ÿ™Š = ๐Ÿ‘Ž dal momento che migliorare le proprie relazioni interpersonali è importante per saper gestire progetti insieme ad altri. 


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Conseguire obiettivi

Riuscire a raggiungere un obiettivo articolato e conseguirlo a partire da elementi semplici strutturati con impegno e determinazione può addirittura permetterci di superare quello stesso obiettivo con grande gratificazione.


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Gestire le informazioni

Saper reperire, organizzare e rielaborare in maniera originale dati e informazioni provenienti da fonti diverse è importante per riuscire a gestire obiettivi complessi e articolati. Rendere fruibili e disponibili ad altri informazioni diverse può contribuire a sveltire il proprio lavoro e quello degli altri.


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Autonomia

Essere in grado di svolgere e portare a termine un compito e quindi raggiungere un obiettivo senza aver bisogno di costante supervisione da parte di altri è sintomo del fatto che è possibile attingere in maniera autonoma e indipendente al proprio bagaglio di risorse e competenze.


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Fiducia in se stessi

Avere la certezza, a dispetto dell’opinione degli altri, delle proprie capacità è importante quasi quanto acquisire quelle capacità stesse. Sapere di essere capaci di svolgere un’attività conforme alle proprie attitudini equivale a partire con il piede giusto ๐Ÿฆถ. 


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Flessibilità/Adattabilità

Non è possibile prevedere tutte le variazioni o i cambiamenti che ci possono essere nel contesto in cui lavoriamo, per questo è importante sapersi adattare, adeguando e conformando le proprie capacità alla mutevolezza di queste variabili. Con le persone significa essere bendisposti anche nei confronti di chi può avere un punto di vista diverso dal proprio.


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Capacità di pianificare ed organizzare

Si tratta di tenere conto di tutto quello che occorre per portare a termine un progetto, dall’organizzazione delle idee, al reperimento delle risorse, alla gestione delle tempistiche, senza dimenticare quali sono le priorità e con il fine ultimo di raggiungere al meglio l’obiettivo prefissato.


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Apprendere in modo continuativo

Continuare a lavorare sul miglioramento delle proprie capacità a seconda delle richieste provenienti dall’esterno è fondamentale, significa prima di tutto accorgersi della necessità di aumentare e ampliare le proprie conoscenze riducendo le possibili lacune e attivarsi di conseguenza.


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Essere intraprendente e avere spirito di iniziativa

Oltre a credere in se stessi e ad avere fiducia nelle proprie capacità, bisogna imparare a sviluppare le proprie idee in autonomia perché queste possano diventare progetti più articolati e organizzati la cui percentuale di rischio è stata prevista o addirittura calcolata.


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Problem solving

I problemi non si possono eliminare, si può però imparare a risolverli. Una capacità importante nel mondo professionale è quella di saperlo fare nel modo più efficiente, con un approccio sistematico che identifichi i punti più urgenti e quelli più critici per chiarire e superare le difficoltà.


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Leadership

Riuscire a coinvolgere, motivare e stimolare un gruppo di persone diverse per realizzare un obiettivo comune è qualità che può fare la differenza in un contesto professionale. Ottenere il consenso e condurre un gruppo coeso e convinto della realizzazione del progetto verso la meta è possibile agendo con equilibrio e misura.

Non fatevi ingannare dall’umorismo di questo pezzo: in ENGIM le soft skill sono una cosa seria.

Le trasferiamo ai nostri alunni durante le lezioni di classe e nei momenti di integrazione dei nostri alunni, consci del ruolo fondamentale che rivestono nel mondo del lavoro. Siamo fortemente convinti, però, che per trasferire competenze personali sia necessaria una buona dose di creatività e ironia. 

Ecco perchè abbiamo preferito tradurre concetti complessi nel linguaggio più vicino al mondo dei giovani: quello dei social network.

Le soft skills che non sapevamo di avere (nella tastiera del cellulare)
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    Bullismo: la battaglia che vale la pena combattere senza sosta

    Informarsi e formare famiglie, insegnanti e formatori è il primo passo per intervenire contro un fenomeno purtroppo frequente tra gli adolescenti come quello del bullismo. In tempi recenti abbiamo assistito alla sua declinazione anche in una forma virtuale, il cyberbullismo, con gli attacchi che si moltiplicano sui social media e in rete riuscendo ad amplificare il loro potere in misura notevole. L’atteggiamento virtuoso che è necessario veicolare contestualmente all’insegnamento di qualunque disciplina o materia, come anche a casa, è quello del rispetto. Avere rispetto di chi è diverso, in qualunque forma, è il primo passo per instaurare un clima di tolleranza reciproca ed evitare di escludere o estromettere chi per una ragione qualsiasi ma comunque insensata non viene ritenuto conforme ad uno standard. Il passo successivo riguarda il coinvolgimento di chi rischia di essere rifiutato dal gruppo dominante o peggio è già stato escluso. È evidente che non possa sempre esistere un unico grande gruppo nel quale si possano contare tutti gli studenti, è normale e fisiologico che si formino raggruppamenti più piccoli, l’importante è che questi non entrino in conflitto tra loro e non si percepiscano come antagonisti. Ci si può sentire più vicini ad alcuni piuttosto che ad altri, certo è ben diverso sentirsi soli e rifiutati. Parlare di una difficoltà equivale a riconoscerla e quindi iniziare a superarla, sia che questa riguardi la propria situazione con gli altri che quella di una terza persona. Segnalare un atteggiamento molesto e oppressivo è doveroso da parte di chiunque e in nessuna circostanza equivale ad esporre in maniera meschina o diffamatoria chi ha avuto un comportamento da bullo. Non esistono spie né delatori in questo scenario, solo persone che non hanno voglia di essere spettatori inermi di fronte alla difficoltà di un altro. Non sempre gli atteggiamenti offensivi sono di natura violenta, molto spesso si tratta di pressioni psicologiche, in ogni caso la violenza non è la risposta. Difendersi è giusto, ma attaccare per ripagare un sopruso innesca una spirale ingestibile che porta ad un crescendo di aggressività. All’origine di questi attacchi ci sono sentimenti ed emozioni che andrebbero espressi per individuare il modo corretto di gestirli. Alla base dei nostri rapporti sociali c’è la comunicazione, una pratica che il mondo virtuale sta ridefinendo secondo nuovi criteri ed equilibri: ciò non toglie che assimilare il modo corretto di esprimersi e interagire nella maniera tradizionale può essere un ottimo strumento di prevenzione per evitare derive dure e prepotenti nei rapporti interpersonali.

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    Inaugurazione del nuovo laboratorio per operatori di sala e bar a Engim CIF di Venezia

    Il 14 dicembre abbiamo inaugurato il nuovo laboratorio di cucina dedicato agli studenti del corso “Operatore di sala e bar” presso il nostro istituto di Venezia, nella sede ospitata negli spazi del Patriarcato a Dorsoduro 18. All’interno della scuola è stato ricreato un vero e proprio bar di alto livello, moderno e funzionale, con tavoli e sedie di design, e un banco bar completo di ogni dettaglio, in modo da permettere ai ragazzi di esercitarsi nella preparazione di prodotti da bar e nel servizio al tavolo. Si tratta dunque di un’aula che riproduce in tutto e per tutto l’ambiente di lavoro. Presente all'evento l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini. “Ci siamo visti qui due anni fa per iniziare questo percorso con Engim, in collaborazione con il Patriarcato – ha dichiarato Venturini – e oggi ne vediamo i frutti, con il successo ottenuto dai percorsi professionali offerti e dall’avvio della gestione Engim della scuola Marinelli Fonte. Sta crescendo un vivaio formativo ed educativo legato alla trasmissione della professionalità, di cui c’è molto bisogno, per dare ai giovani sbocchi lavorativi. Da parte di Engim apprezzo lo sforzo di creare indirizzi che poi abbiano proprio questa finalità, con corsi che si legano all’economia del territorio”.

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    Nuovi Uffici SERVIZI AL LAVORO

    Inaugurano domani 12 dicembre i nuovi uffici dedicati ai servizi al lavori di ENGIM Veneto. Gli sportelli svolgeranno attività di orientamento e alla formazione professionale dei giovani, all’aggiornamento, riqualificazione e inserimento nel mondo del lavoro di adulti e persone in situazione di svantaggio. Potranno rivolgersi agli operatori Persone in cerca di occupazione;โ€จ Persone a rischio di esclusione dal Mercato del Lavoro;โ€จ Chiunque sia alla ricerca di opportunità orientative/formative. Ma cosa vuol dire accompagnare le persone al lavoro? Significa intraprendere un percorso personale che segue i seguenti step operativi Definizione delle capacità personali;   Impostazione di un piano di ricerca di lavoro; Creazione e miglioramento del Curriculum Vitae Ricerca delle posizioni lavorative più indicate; Preparazione ai colloqui di selezione; Supporto all’auto-imprenditorialità. Gli Uffici ai Servizi al Lavoro operano su tutto il territorio del Veneto, attraverso le sedi delle Scuole di Formazione Professionale di ENGIM VENETO. โ€จI nostri sportelli collaborano con i Servizi Pubblici del territorio, con il mondo della cooperazione sociale e le aziende. Vieni a conoscere i nostri operatori della sede di Vicenza: inaugurazione domani 12 dicembre ore 18.00 - Contrà Vittorio Veneto, 42

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    Le parole dell'inclusione

    ENGIM VENETO da tempo è impegnato nella promozione della cultura dell’inclusione attraverso la predisposizione di contesti inclusivi, luoghi in cui si presti attenzione alle diversità ovvero alle unicità delle persone. Luoghi nei quali ogni singolo componente trovi le condizioni per dare il meglio di sé, non solo attraverso la valorizzazione dei propri punti di forza, ma anche attraverso la pratica di virtù quali la gentilezza, la creatività, il coraggio e la gratitudine. Una delle evidenze di questo impegno è certamente il linguaggio che utilizziamo, testimone del nostro modo di rappresentare e concepire la realtà che ci circonda. E' importante, quindi, che anche dalla scelta della parole che utilizziamo nella nostra azione quotidiana emerga la nostra adesione a questi riferimenti valoriali. La costruzione di un contesto inclusivo richiede il ricorso ad un linguaggio che faccia riferimento ai modelli concettuali maggiormente accreditati e a quanto sostenuto dagli organismi internazionali a cui anche il nostro Paese fa riferimento, come le Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Comunità Europea. Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l’offesa. Alcune espressioni vengono considerate ‘altamente stigmatizzanti’, come ad esempio ‘disabili’, ‘invalidi’, ‘handicappati’, ‘paraplegici’, ‘dislessici’, ‘autistici’, in quanto fanno coincidere l’essere umano con uno degli attributi che lo/la caratterizza, mentre la presenza di una disabilità è solo una parte della vita delle persone. L’espressione ‘diversamente abile’, oltre ad essere considerata anch’essa stigmatizzante, è scorretta da un punto di vista scientifico e satura di un perbenismo di facciata e di politically correct che, nel migliore dei casi, favorisce pietismo e paternalismo. Tutte le persone di fatto sono diversamente abili: tutte sono riunibili all’interno della cosiddetta distribuzione gaussiana, o curva degli errori, e qualsiasi gruppo, a prescindere dal tratto o dalla dimensione considerata, manifesta variabilità interindividuali. Analogamente, espressioni quali ‘soffre di’, ‘è affetto da’, ‘è portatore di’, vengono considerate inadeguate in quanto implicherebbero il convincimento che ‘il luogo’ nel quale le disabilità si situerebbero è nell’individuo, il quale o la quale, quasi automaticamente, verrebbe ritenuto ‘malato’ o ‘malata’, ‘sofferente’ e ‘vittima’. I modelli concettuali più accreditati oggi in materia di inclusione, e per quanto riguarda nello specifico la disabilità, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell’Onu, sottoscritta anche dall’Italia, ci invitano a dare attenzione e valore alle persone, agli esseri umani, in primis, aggiungendo, se necessario, l’attributo che si desidera considerare e che caratterizza solo parte della loro vita. Alcuni esempi di linguaggio inclusivo: Marco Rossi, ovvero il nome e il cognome della persona Abha Kumar, ovvero il nome e il cognome della persona Persona con disabilità Persona con disabilità uditiva Persona con disabilità visiva Persona con autismo Persona con la Sindrome di Down Persona con disabilità motorie Persona con storia di tossicodipendenza Persona con una storia di migrazione Persona con dislessia Studente e/o studentessa con difficoltà di apprendimento Studente e/o studentessa con difficoltà linguistiche Lavoratrice e/o lavoratore con invalidità #primalepersone

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    La qualitร  dellโ€™inclusione scolastica e sociale.

    ENGIM Veneto partecipa al 12 Convegno internazionale del Centro Studi Erickson per parlare di Buona scuola e di nuovi linguaggi per una cultura inclusiva. Un'occasione di confronto sui grandi cambiamenti che caratterizzano scuola e società tenutosi a Rimini lo scorso 15,16 e 17 Novembre 2019 L’intervento della dott.ssa Rigo si concentra sull’urgenza delle società occidentali a forte rischio di crisi sociale di far fronte alla complessità economica sociale ed ambientale, con azioni che promuovono l'attenzione alla biodiversità, allo sviluppo sostenibile, al pluralismo, all’intercultura, alla solidarietà, alla cooperazione educativa, alla ‘co-costruzione di storie, eventi e contesti’. In questo scenario prende una rilevanza particolare l'attenzione agli aspetti legati alla comunicazione e diffusione della cultura, che richiede necessariamente l'utilizzo di linguaggi e modalità contemporanei e attenti ai segni dei tempi (era 5.0). Una cultura inclusiva necessita della capacità di riconoscere le barriere presenti nei contesti, che vanno ben oltre quelle architettoniche, e si nascondono nel linguaggio, nelle abitudini, nei pregiudizi sociali, nelle scelte politiche; necessita della capacità di inventare nuovi supporti e facilitatori alla partecipazione sociale. Promuovere quindi una cultura inclusiva implica operare in ogni contesto sociale al fine di ridurre gli ostacoli creati da ciò che si fa e si dice, comprese le azioni attuate a livello di comunicazione. Il workshop ha avuto lo scopo di esplorare i nuovi linguaggi per l’inclusione analizzando i diversi linguaggi: visivo, verbale, culturale. La dott.ssa Marta Rigo ha analizzato alcune campagne video di promozione della cultura dell'inclusione nazionali ed internazionali e le diverse modalità di comunicazione scelte. Sono stati presentati progetti nati con l'intento di diffondere e promuovere la cultura dell'inclusione attraverso l'uso di linguaggi contemporanei nel contesto italiano e approfonditi i "people first language" come linguaggio che promuove la cultura dell’inclusione. I modelli concettuali più accreditati oggi in materia di inclusione e nello specifico sulla disabilità, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità dell’Onu, sottoscritta anche dall’Italia, invitano a dare attenzione e valore alle persone, agli esseri umani, in primis, aggiungendo, se necessario, l’attributo che si desidera considerare e che caratterizza solo parte della loro vita ( persona con disabilità, persona con sindrome di Down, … ). Il linguaggio inclusivo aderisce alle nuove visioni a proposito delle disabilità, delle vulnerabilità, delle condizioni di difficoltà, e nel suo complesso delle diversità, aiutandoci a superare modalità obsolete e veicolanti purtroppo immagini stigmatizzanti e distorte, in grado di rasentare a volte l’offesa. L’analisi di alcuni articoli e blog nazionali hanno evidenziato come “i toni della narrazione prevalenti nei blog sono volti ad attirare l’attenzione dei lettori attraverso quelli che possono essere considerati ‘incidenti critici’ delle persone con vulnerabilità, eventi eccezionali, o che non appartengono alla vita quotidiana, quasi a sottolineare l’aspetto ‘spettacolare e straordinario’, ‘fuori dall’ordinario’ della disabilità e dell’inclusione" * Questa ricerca sottolinea la necessità ancora forte di promuovere strategie comunicative per l'inclusione. la cultura dell’inclusione passa dall’uso delle parole più corrette. Ci si è infine interrogati su quali siano i termini da promuovere per una maggior cultura dell’inclusione: Unicità: a noi piacerebbe che venisse utilizzata molto più frequentemente, e spesso al posto di espressioni come ‘diverso’, ‘eccezionale’, ‘speciale’, in quanto rappresenta la massima sottolineatura dell’importanza, del rispetto e dell’insostituibilità di ogni singola persona in quanto, appunto, unica, originale e irripetibile. โ€จโ€จ Essere e considerarsi unici significa affermare che ha poco senso parlare di diversità, pensare a come ‘misurare’ e classificare le persone, come farle rientrare in questa o quella categoria. Se salta la possibilità del confronto, la necessità di individuare di volta in volta i diversi o i più diversi, salta anche l’idea dell’esistenza di persone da inserire, da integrare, da ospitare, da accogliere e si farà probabilmente più strada l’idea di contesti e ambienti comuni per tutti e, pertanto, strutturalmente inclusivi e votati alla personalizzazione del modo di concepire e trattare ogni persona. Reciprocità: Teniamo molto al costrutto della reciprocità in quanto, in sua assenza, i rapporti si strutturano in termini di potere, di dominanza, di sottomissione, ostacolando di fatto la comparsa di quell’interdipendenza che costituisce il focus stesso dell’inclusione.โ€จ Complessità: essa innanzitutto ci invita a resistere alla tentazione di ancorarci a visioni semplicistiche e riduttive soprattutto quando siamo chiamati a confrontarci con tematiche che comportano la ricerca di spiegazioni e soluzioni che hanno a che fare con il benessere presente e futuro delle persone.โ€จ Condivisione che oltre a suggerire la necessità di mettere in comune i nostri saperi, i nostri linguaggi e le nostre metodologie di analisi e di progettazione della realtà ci fa sorgere il desiderio che sia possibile mettere in comune anche dell’altro, proponendo l’idea della compartecipazione, la sharing economy, il mettere in comune.โ€จ Unicità, reciprocità, complessità, condivisione: sono parole che rinviano certamente a costrutti impegnativi come, d’altra parte, è impegnativa l’inclusione senza se e senza ma.

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    I Nuovi Laboratori Guidati ENGIM a Thiene

    Il 9 novembre 2019, ENGIM Veneto ha inaugurato presso la Scuola di Formazione Professionale “S. Gaetano” di Thiene (VI) due nuovi laboratori guidati, per l’inclusione di circa 70 alunne e alunni con fragilità, le cui attività di formazione si svilupperanno in sinergia con aziende locali e l’impresa sociale “I bambini delle fate”. Il laboratorio L'Officina del Buono si occuperà dell'inserimento dei giovani nei settori panetteria e pasticceria, promuovendo esperienze di apprendimento in un contesto reale, lavoro di gruppo e attenzione agli altri in un contesto collaborativo e non competitivo, con l’obiettivo di creare le basi affinché gli studenti possano poi trovare impiego all’interno del settore alimentare (negozi, agriturismi, banconi di gastronomia nei supermercati). Il laboratorio L’officina del Bello sarà uno spazio di creatività dove i ragazzi potranno misurarsi nel recupero e restauro di materiali da rigenerare, creando oggettistica e complementi d'arredo da mettere in vendita al pubblico con offerta libera con un vasto ventaglio di oggetti che vanno dai piccoli biglietti augurali fino alle vecchie sedie. Obiettivo dei nuovi laboratori di ENGIM Veneto Thiene è creare un ponte tra scuola e lavoro rivolto alle persone con disabilità, per promuovere sempre più la cultura dell’inclusione sociale.  Nei laboratori infatti modo di vedere realizzato  il Sogno di Inclusione e Appartenenza che ogni giorno Engim costruisce assieme a molte aziende del territorio.

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